Case popolari in Veneto, affittuari contro gli aumenti del canone fino al 200%

  • Posted on: 6 September 2019
  • By: Anonimo (non verificato)

La protesta. Una mobilitazione regionale sostenuta da Adl Cobas, Rifondazione Comunista, Sportello meticcio e Asc Venezia chiede il ritiro della legge sull’edilizia residenziale. Lo slogan leghista «Prima gli italiani»? Significa questo: «Prima i ricchi»
di Clara Mogno
Si svende il patrimonio immobiliare e si alzano vertiginosamente gli affitti: ecco cosa sta succedendo in Veneto con l’Ater, l’Azienda Territoriale di Edilizia Residenziale che gestisce le case popolari nella regione. È luglio, e arrivano le raccomandate. I nuovi contratti sono pronti: si parla di adeguamento dei canoni locativi, sulla base della legge regionale 39-2017 sull’edilizia residenziale pubblica.
Una legge, questa, che sta trasformando completamente le politiche in materia della gestione delle case popolari, modificando sia i requisiti per accedere alle strutture residenziali sia la forma dei contratti di locazione. L’aumento dei canoni d’affitto riguarda circa il 77% dei locatari, con un incremento medio del 20-30%. In alcuni casi, soprattutto di anziani o cittadini che vivono da soli, si arriva addirittura a un rincaro del 200%, con affitti praticamente raddoppiati o triplicati. Questo grazie all’introduzione dell’Isee Erp (Edilizia Residenziale Pubblica), attraverso il quale si passa da un sistema di calcolo rispetto alla disponibilità economica che non si basa più solamente sul reddito ma anche sul patrimonio.
Questo significa che si prendono in considerazione non solo le entrate, ma tutto quello che in quel momento si possiede, dagli eventuali Tfr ai risparmi accumulati negli anni. Con un tempo massimo di 24 mesi, per chi supera i 20 mila di Isee Erp , per regolarizzare la propria posizione pena l’esecuzione dello sfratto. Famiglie che fino a qualche mese fa pagavano un affitto agevolato si ritrovano ora a fare i conti con canoni inaccessibili, in alcuni casi dovuti, ad esempio, al fatto che i figli, ancora appartenenti al nucleo famigliare, hanno lavorato qualche mese. O, nel caso di persone anziane, dovuti dalla ricezione della pensione di reversibilità del marito defunto.
Una politica chiara, quella dell’Ater, che sembra voler far cassa subito, senza se e senza ma, svendendo gli immobili di sua proprietà, sfrattando e mettendo in difficoltà gli attuali affittuari. E, allo stesso tempo, lasciando sfitte 4 mila abitazioni, sottratte all’assegnazione mentre sono 14 mila i nuclei famigliari che hanno fatto richiesta di alloggio popolare.
Altrettanto chiara è la direzione scelta dalla Regione Veneto, espressione di un obiettivo politico: diminuire drasticamente le case popolari, riservarle solo ai casi di estrema marginalità economica e avvicinare sempre di più i canoni locativi a quelli del mercato privato. E invece di funzionare come un calmiere nel folle mercato privato degli affitti, funzione sociale indiretta che Ater dovrebbe avere, e che invece ignora deliberatamente, la linea è quella di trarre il massimo dei profitti e di far entrare in maniera coatta i cittadini nel flusso immobiliare.
Un piano di vendita continua, uno smantellamento dell’edilizia residenziale pubblica che viene incentivato in maniera evidente, con migliaia di famiglie e anziani costretti a subire sfratti se non possono corrispondere la cifra definita unilateralmente. E tutto questo spesso per soluzioni abitative che dovrebbero essere oggetto di lavori di manutenzione e riqualificazione – lavori che l’azienda non ha intenzione di intraprendere.
Ma in questi caldi mesi estivi hanno risposto i comitati cittadini, i quartieri e tutti coloro che li rendono vivi. Tra presidi, banchetti informativi, mobilitazioni e assemblee pubbliche sono infatti centinaia le persone che si sono attivate collettivamente per affermare il diritto irrinunciabile di poter avere una casa nella quale vivere a seconda delle proprie possibilità. Con una composizione sociale definita, il potenziale bacino elettorale del partito di Zaia e Salvini – ma che ora denuncia la falsità della retorica populista leghista. Dietro all’urlato «Prima gli italiani!» si nasconde, ancora una volta, un violento «Prima i ricchi!».
E se la Lega non sembra voler tornare indietro, provando a recuperare voti e briciole di fascino, ma limitandosi a proporre tavoli tecnici e blande modifiche del piano generale, da Padova, Verona, Venezia, Vicenza, Treviso e Rovigo si sta già creando un coordinamento regionale per ottenere il ritiro della legge e sostenuto da Adl Cobas, Rifondazione Comunista, Sportello meticcio e Asc Venezia.
Sabato 31 agosto si è tenuto un presidio molto partecipato a Prato della Valle a Padova. Sempre a Padova il 15 settembre si terrà un’assemblea regionale per organizzare una manifestazione davanti al palazzo della regione a Venezia.
il manifesto, 6 settembre 2019