Italia, Paese di immigrati

  • Posted on: 7 November 2019
  • By: Anonimo (non verificato)

di Piero Bevilacqua -
La grottesca leggenda della “sostituzione etnica”, che secondo la destra sovranista minaccerebbe l’uomo bianco occidentale, e specificamente quello italico, è troppo inverosimile per meritare una confutazione scientifica.Anche se il ricorso al termine “etnia”, e non a quello di “razza”, tradisce il fatto che i propalatori hanno avuto notizia della demolizione di quel termine e di quella nozione, operata dalla scienza genetica. E dunque sono più smaliziati di quanto non sembri. Ma poiché l’espressione viene correntemente usata da Matteo Salvini e da Giorgia Meloni, insieme ad altri statisti di pari rango, forse è utile mostrare l’inconsistenza e il ridicolo di questa presunta minaccia. Tanto più che i racconti suggestivi, ancorché fantasiosi, trovano terreno fertile nella disinformazione e incultura che regna in ampi strati della popolazione italiana.
La confutazione di una simile narrazione è utile tuttavia per mostare una realtà storica che costituisce una demolizione in radice dell’ideologia sovranista della destra nostrana. Domandiamo: qual’è l’etnia italiana ? Esiste in purezza una qualche caratterizzazione antropologico-genetica degli taliani che non sia il risultato di un processo storico? L’etnia italiana in che cosa consiste, quando è nata? E allora bisogna dare uno sguardo di lungo periodo e incominciare a far confidenza con un fatto soprendente: gli antenati degli italiani, vale a dire i popoli italici, sono in grandissima parte degli immigrati. Piantata nel cuore del Mediterraneo, la Pensola italica è stata per millenni colonizzata da popolazioni indoeuropee e di altre provenienze, dai Celti, ai Reti, dai Latini ai Siculi, dai Falisci ai Messapi, dai Veneti ai Greci, ecc. formando un caleidoscopio di culture che non ha uguali in Europa. E l’Italia romana ha proseguito questo straordinario rimescolamento di popoli, attraverso il trasferimento forzato di prigionieri ridotti in schiavitù. Com”è stato ricordato di recente, tali << immigrazioni forzate> erano << destinate a mutare gli assetti culturali ed economici della Penisola. Galli, germani e iberici, ma soprattutto africani e poi greci, macedoni, traci, galati, siriani e cilici confluivano da tre continenti verso le coste italiane>>. ( O. Rossini, 73 a.C. Spartaco e gli altri in Storia mondiale d’Italia, a cura di A. Giardina, Laterza)
Certamente più popolare, ma poco meditata è la ventura etnica prodotta delle cosiddette invasioni barbariche. Giova ricordare che si è trattato di gigantesche migrazioni di popoli, i quali lasciavano le loro terre per insediarsi nel Sud dell’Europa e che hanno portato sul “suolo patrio” Vandali, Goti, Visigoti, Longobardi, ecc. A questa fase di tumultuosi rimescolamenti etnici è seguita la pagina delle occupazioni che giungono fino all’ età contemporanea: quella, in successione, di Arabi, Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Francesi, Austriaci.E qui per brevità si accenna solo di passaggio all’intensa frequentazione di genti diverse, richiamete dalle nostre città portuali, da Venezia a Genova, da Napoli a Palermo, e al ruolo cosmpolita di Roma, che per secoli ha richiamato pellegrini da tutto il mondo( e che Gramsci considerava un ostacolo alla formazione dello spirito nazionale italiano). Dunque, non dimentichiamolo, popolo di migranti quello italiano, ma anche , più lungamente e con più profondo imprinting, di immigrati. Per cui si può dire che anche nel sangue di Salvini e della Meloni si mescola il corredo genetico delle genti di tre continenti, e da esso sarà difficile distillare qualche purezza etnica. Ma tale singolare storia demografica della Pensisola porta a considerare anche altri aspetti .Un autorevole studioso del Medioevo, Girolamo Arnaldi ci ha lasciato una specifica monografia (L’Italia e i suoi invasori, 2004), nella quale sosteneva la giusta tesi che nonostante le continue scorrerie e dominazioni, il nostro Paese, giunto tardi all’indipendenza e all’unità, era tuttavia riuscito a conservare e sviluppare una sua specifica identità culturale.Ma questa, concludiamo, è la grande lezione universale dell’Italia, la quale, grazie alle sue classi dirigenti, è riuscita a fare della diversità e del cosmopolitismo, della varietà di culture che ha ospitato, la chiave della sua storia singolare e vincente. Tutte le volte, s’intende, nelle quali ha avuto classi dirigenti.