A trent’anni dall’89

  • Posted on: 1 March 2020
  • By: Anonimo (non verificato)

di Raul Mordenti –
(Intervento al Convegno Futura Umanità- Dipartimento di Filosofia della “Sapienza”, 7-2-20) –
Concentrerò il mio intervento su un problema specifico, la narrazione che è stata fatta dell’89 da parte del pensiero unico dominante, un aspetto più importante di quanto potrebbe sembrare, perché la narrazione significa uso politico, gestione dell’immaginario e del senso comune delle masse, e i nostri avversari sono stati capaci di usare la loro narrazione dell’89 contro il movimento operaio, non solo contro i comunisti.
In questa loro operazione politica – occorre riconoscerlo – essi non hanno trovato ostacoli, e noi abbiamo perso una battaglia ideale importantissima senza neppure combatterla.
Segnalo a questo proposito un fatto su cui credo che valga la pena riflettere: c’è una stranezza, anzi un unicum, nel rapporto degli ex-comunisti con il crollo del muro di Berlino, l’implosione dell’URSS e lo scioglimento del PCI.
In cosa consiste questa stranezza, anzi questo unicum nella storia politica del Paese? Nel fatto che gli ex-comunisti (o la loro maggior parte), quelli che ne erano gli eredi diretti, sono stati in prima fila nel vituperare quelle esperienze e/o nell’affermare di non aver avuto mai nulla a che fare con esse.
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