A quarant’anni dalla morte. Lelio Basso: la ragione militante

  • Posted on: 19 December 2018
  • By: Anonimo (non verificato)

di Sergio Dalmasso

Il 16 dicembre 1978 moriva LELIO BASSO, l’autore dell’articolo 3 della Costituzione, uno dei più originali dirigenti del movimento operaio italiano e europeo, un ”socialista di sinistra” che non possiamo che considerare come un rifondatore antelitteram. Abbiamo chiesto al nostro compagno Sergio Dalmasso, autore del libro LELIO BASSO La ragione militante: vita e opere di un socialista eretico, di tratteggiarne la figura. (M.A.)
L’involuzione del Partito socialista, nella sua ultima fase, ha spesso coinvolto tutta la sua storia,  cancellando pagine e figure significative dalla fondazione nel 1892 all’opposizione alla guerra, dall’antifascismo alla resistenza, dalle lotte per la democrazia nel dopoguerra al ricco dibattito degli anni ’50.
Il quarantesimo anniversario della morte di Lelio Basso sembra permettere un bilancio di questa storia, anche per il fatto che la sua militanza, per oltre mezzo secolo, ripercorre tutte le vicende italiane dal fascismo alla repubblica, dal centrismo al centro- sinistra, sin quasi all’inizio della svolta conservatrice e liberista degli anni ’80.
Basso nasce a Varazze (Savona) nel 1903. La famiglia si trasferisce a Milano, Ventimiglia, nuovamente a Milano, dove l’impatto con la grande città, le conseguenze della guerra mondiale, le speranze suscitate dalla rivoluzione russa fanno nascere nel giovane studente le prime idee socialiste. Nel 1921, in controtendenza, mentre la quasi totalità dei giovani aderisce al Partito comunista, il giovane universitario si iscrive al PSI, ritenuto meno condizionato e vincolato da legami internazionali[1].
Gli anni ’20 sono segnati dall’impegno antifascista, dalla partecipazione a numerose riviste, dall’amicizia con Piero Gobetti, dalla condanna a cinque anni di confino, a Ponza. Il decennio successivo dall’attività di procuratore  legale, dal tentativo di rinnovamento delle forze socialiste (non si può tornare ad un partito sconfitto frontalmente dal fascismo), da una nuova condanna che lo porta in un campo di concentramento ed ancora al confino.
Tra il 1943 e il 1945, lo sforzo di “rifondazione” si coniuga con l’impegno per indirizzare la resistenza su posizioni classiste. Nel gennaio 1943 fonda il MUP (Movimento di unità proletaria), nell’agosto opera la fusione con il PSI (nasce il primo PSIUP) per uscirne ad ottobre e rientrarvi nel maggio 1944. Netta l’opposizione alla togliattiana svolta di Salerno: il compromesso con la monarchia e con la borghesia che ha per vent’anni appoggiato il fascismo, impedisce un autentico rinnovamento del paese, è alla base della continuità dello Stato dal fascismo alla repubblica (magistratura, scuola, forze economiche, rapporto con la Chiesa cattolica…).
Nonostante questo dissenso, è componente fondamentale dell’Assemblea costituente, tra gli autori dell’articolo 3, dell’articolo 49 (i partiti), sfortunato nell’impegno contro il Concordato, i tribunali militari, per l’immediata attuazione dell’ente regionale. Dal 1947 al 1948 è segretario nazionale del PSI e gestisce la campagna elettorale del Fronte popolare, tanto che su di lui ricadono le conseguenze della sconfitta.
Inizia un lungo e doloroso periodo di emarginazione e di isolamento che lo porta all’esclusione da tutti gli organismi dirigenti del PSI e ad accuse di “eresia” nel periodo di più acceso “stalinismo” del partito. Le cose si modificano a partire dal 1955, quando Nenni e Morandi iniziano a prospettare una svolta politica che passi per la collaborazione con la DC, prima ipotesi di governi di centro- sinistra. Il partito si divide nello scontro fra le posizioni autonomiste (Nenni- Lombardi) e la sinistra interna, spesso accusata di frontismo e di appiattimento sul PCI e sull’URSS. Basso, con la corrente di Alternativa democratica, non va oltre piccole percentuali, tentando un discorso più articolato, contrario al rapporto con la DC, partito conservatore, a riforme che rafforzino di fatto il sistema, alle trasformazioni indotte dal neocapitalismo che produce una società autoritaria e alienante.
Quando, nel dicembre 1963, si forma il primo governo di centro- sinistra (Moro, Nenni) è proprio Basso ad annunciare il non voto da parte della minoranza socialista[2]. Si forma il PSIUP. Anche questa nuova formazione non supererà mai, però, i limiti tante volte denunciati e sarà sempre divisa tra chi pensa di coprire lo spazio liberato dalle scelte del PSI (e- ancor più- dall’unificazione con il PSDI) e chi tenta strade innovative. Dopo una crescita significativa a livello organizzativo,  elettorale (4,4%), di presenza sindacale, operaia, giovanile… nell’agosto 1968, il PSIUP esprime un atteggiamento ambiguo e reticente sull’intervento armato in Cecoslovacchia, tentando di approcciare settori filosovietici, non solamente del PCI. E’ il segno della diaspora. Basso, critico verso queste ambiguità, lascia la carica di presidente nazionale, poi tutti gli incarichi di partito, quindi anche il gruppo parlamentare[3].
Inizia l’ultima fase del suo percorso, da uomo di partito senza partito, teso ad un grande impegno internazionale, soprattutto sui diritti umani e ad un intenso lavoro teorico.
Dopo la partecipazione al Tribunale Russell contro i crimini di guerra in Vietnam, nel 1974 partecipa al Tribunale Russel sull’America latina (governi dittatoriali, carcere, tortura, esecuzioni sommarie…). Solamente i diritti dei popoli possono essere base di un sistema giuridico internazionale egualitario. Nel 1976 a Ginevra è tra gli estensori della Dichiarazione universale dei diritti dei popoli, sottoscritta, poi, ad Algeri dai movimenti di liberazione. Ancora, nel 1978, presiede la Conferenza per l’amnistia a S. Paolo, quella per l’unificazione delle due Coree e quella di solidarietà al popolo eritreo.
Accanto a questo impegno internazionale, in cui insegue le proprie utopie, vi è un lavoro culturale che non ha eguali. Alla fondazione dell’ISSOCO (Istituto per lo studio della società contemporanea), segue quello della Fondazione Lelio e Lisli Basso, punto di riferimento internazionale per lo studio della storia del movimento operaio. I convegni della fondazione, ad iniziare da quello su Rosa Luxemburg, raccolgono studiosi del mondo intero e gli atti si accompagnano al continuo impegno della rivista “Problemi del socialismo”, fondata nel 1958, nel crogiuolo seguito ai fatti del 1956.
Permangono per tutta la vita e l’opera elementi che caratterizzano il pensiero bassiano: l’interesse per la tematica religiosa, la continua attenzione a Rosa Luxemburg, una lettura atipica e originale del pensiero di Marx e dei suoi sviluppi.
Il primo elemento è segnato da un interesse continuo, dai primi scritti all’ultimo intervento in parlamento), che rifiuta ogni anticlericalismo, ma al tempo stesso ogni compromesso. In lui vi saranno sempre il rifiuto della collaborazione con la DC, partito conservatore, della sua identificazione con il mondo cattolico, del Concordato come regolatore dei rapporti fra Stato e Chiese. Si parla per Basso di neo protestantesimo, in un paese che mai ha conosciuto la Riforma, si ricordano la sua speranza nell’opera di rinnovamento del Concilio Vaticano secondo, la difesa della comunità dell’Isolotto di Firenze, l’utopia della piena parità fra tutti, davanti ad una Chiesa che da secoli vive la contraddizione tra il rifiuto di accettare il processo storico e la necessità di subirlo, tra la restaurazione teocratica e la conciliazione con la società moderna[4]. E’ continua la sottolineatura della necessità di rinnovamento e del pensiero marxista e di quello religioso, quasi in assonanza con teologi come Giulio Girardi.
Una lettura non ortodossa della tradizione marxista è offerta in Socialismo e rivoluzione[5], testo purtroppo incompiuto e pubblicato postumo che critica tutti gli aspetti scientisti e positivistici presenti nella tradizione marxista, rifiuta (ultimo Engels) l’estensione della dialettica hegeliana alla conoscenza della natura, sostiene che Lenin, pur nella sua grandezza non si sia totalmente liberato da influenza kautskiane, residui giacobini e del populismo (nella concezione della coscienza esterna vede i prodromi di tante degenerazioni future). 
La sola vera interprete e continuatrice di Marx è Rosa Luxemburg, oggetto di interesse e di studio continui, già sin dagli anni ’30. E’ di Basso la antologia dei suoi scritti politici[6] che contribuisce a farla conoscere in Italia, dopo anni di  silenzio. E’ lei la sola a cogliere la presenza del futuro socialista già nel presente capitalistico, ad applicare la categoria marxiana ella totalità, a comprendere le radici di classe del revisionismo, a prevedere gli sviluppi futuri (le guerre) della società.
La morte improvvisa di Basso, mentre in Campidoglio si dovevano festeggiare i suoi 75 anni, ha colpito non solamente una grande figura del socialismo, ma la sinistra intera, nel suo intreccio di tematiche globali, di teoria marxista, di impegno quotidiano sui temi specifici.
Oltre venti anni fa, Rifondazione tenne un interessante convegno sul socialismo di sinistra, legando (cosa non semplice) figure quali Basso, Morandi, Panzieri, Lombardi. L’impegno era allora di continuare con l’esame di tutti i filoni che avevano dato vita al partito, dialettizzandoli con le grandi tematiche globali. Pur nelle difficoltà, non sarebbe inutile ripensare a questo lavoro.
 

[1]Cfr. Lelio BASSO, La prima tessera socialista, Roma, La Tipografica, 1971.

[2]Cfr. Lelio BASSO, Vent’anni perduti, in “Problemi del socialismo”, novembre- dicembre 1963.

[3]Cfr. Lelio BASSO, Le ragioni di una scelta, in “Problemi del socialismo”, gennaio- febbraio 1971.

[4]Cfr. Lelio BASSO, Scritti sul cristianesimo, a cura di Giuseppe ALBERIGO, Marietti, Casale Monferrato, 1983.

[5]Cfr. Lelio BASSO, Socialismo e rivoluzione, Milano, Feltrinelli, 1980.vede i prodromi

[6]Rosa LUXEMBURG, Scritti politici, a cura di Lelio BASSO, Roma. Ed. riuniti 1967.
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