C’è sempre Stefano Delle Chiaie dietro i nuovi fascisti romani

  • Posted on: 13 April 2019
  • By: Anonimo (non verificato)

L’Osservatorio: riportiamo da “L’Espresso” una ormai “non notizia” relativa al “ritorno” di Avanguardia Nazionale e della attiva cooperazione dei vecchi arnesi dell’eversione nera attiva negli ultimi decenni del secolo scorso con gli scagnozzi di Forza Nuova .
Dopo l’arresto degli aggressori del Verano, si chiarisce la geografia dell’estrema destra della Capitale. E rispunta un nome assai noto
da L’Espresso del 12 Aprile                                                                                                                                                                   l’articolo di Andrea Palladino
Stefano Delle Chiaie “er caccola”
Luigi Aronica, “er pantera”, il quartiere romano di Monteverde lo conosce bene. Da qui venivano i fratelli Fioravanti, a capo dello spontaneismo armato che ha insanguinato Roma alla fine degli anni ‘70.   È un ex Nar, con tanti anni di reclusione alle spalle. Quarant’anni dopo in piazza parla con i “pischelli”, i giovanissimi camerati del XXI secolo, si apparta con Roberto Fiore, fondatore e padre padrone di Forza Nuova, organizza, mette in fila. Barba bianca ed esperienza.
 
Nell’ultimo sabato di marzo, mentre a Verona sfilano gli ultraconservatori, i camerati si sono dati appuntamento a piazza Scotti, nel cuore di Monteverde. C’è uno di loro detenuto ai domiciliari , ad appena cento metri, Giuliano Castellino, accusato – insieme a Vincenzo Nardulli, di Avanguardia nazionale – di aver aggredito i giornalisti dell’Espresso Federico Marconi e Paolo Marchetti il 7 gennaio scorso, durante la commemorazione della strage di Acca Larentia al cimitero del Verano.
È sabato pomeriggio. Il bar, il gelataio, la gente che fa la spesa. Al presidio organizzato per chiedere «la liberazione dei due camerati» ci saranno sì e no una trentina di persone. I soliti volti del neofascismo romano. Un comizio veloce, l’immancabile insulto verso i giornalisti, la promessa che quando prenderanno il potere non avranno pietà e poi in fila indiana per andare sotto la casa di Castellino. Due slogan e via.
Il neofascismo si alimenta di simboli. E di pessimi maestri. Mentre la galassia identitaria della nuova destra esplode in Europa, puntando a governare, riappaiono i nomi, le sigle e le trame dell’eversione nera.
Vincenzo Nardulli Giuliano Castellino
L’aggressione ai due giornalisti al cimitero del Verano è appena una cartina tornasole. Dopo gli arresti chiesti dal Pm Eugenio Albamonte, a conclusione dell’indagine della Digos romana, la solidarietà è arrivata con firme ben note. I due fondatori di Terza Posizione – condannati per sovversione e banda armata alla fine degli anni ‘80 – Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi hanno puntato il dito contro una immaginaria alleanza tra media e magistratura, parlando (Adinolfi) di «leninismo del terrore».
C’è un terzo nome che ancora aleggia sul neofascismo romano: «La repressione non ci piega, ci moltiplica», ha scritto il 28 marzo scorso Stefano Delle Chiaie sul blog della rinata – in realtà mai scomparsa – Avanguardia nazionale. Diciassette anni di latitanza, specializzato in guerra psicologica, collaboratore, con il boia di Lione Klaus Barbie, della dittatura boliviana negli anni ‘80, nome al centro di un network internazionale del terrore, “er Caccola” non ha mai abbandonato il suo progetto politico. Dal 1991 ha trasformato un locale a Torre Spaccata, datogli in concessione dal Comune di Roma, nella sua roccaforte ideologica. Nessuna sorpresa nella città di Massimo Carminati. Un contratto scaduto nel 2009 – spiegano, dopo mesi di richieste, dal dipartimento patrimonio del Campidoglio – e mai rinnovato.
Tentativi di sfratto? Nessuno.
Delle Chiaie ha una vera fissazione per la pianificazione e la propaganda. Quando venne estradato dal Venezuela il 31 marzo 1987 nella sua abitazione trovarono un piano maniacale, dettagliato fino all’ossessione, su come convincere l’opinione pubblica sull’estraneità alle stragi della destra neofascista. Risolti i guai giudiziari si mise di nuovo all’opera, con una girandola di sigle e locali. Prima un ristorante in zona Anagnina, gestito da una società della figlia. Poi un’associazione “culturale”, il Punto.
Nell’ottobre 1991 il lancio a Pomezia del partito Lega nazional popolare, nato 
da contatti pregressi – gestiti dal suo avvocato e socio in affari Stefano Menicacci – con la Liga Veneta, come raccontano informative dell’intelligence acquisite negli atti dei processi per le stragi. Rimasto con una manciata di voti in mano, dalla metà degli anni ‘90 ha puntato tutto su organizzazione, creazione di reti, incontri più o meno riservati. Nel 2007 ecco l’inaugurazione della sede gentilmente offerta dal Campidoglio, con tanto di studio televisivo e un fitto programma di incontri. E davanti al “Caccola” sono sfilati nel frattempo in tanti, dal militante di Militia Maurizio Boccacci – in stretto contatto con lo stesso Delle Chiaie e con Roberto Fiore fin dagli anni ‘90 – fino all’eurodeputato leghista Mario Borghezio.
La sigla Avanguardia nazionale è riapparsa dietro l’aggressione di due giornalisti, in una curiosa vicinanza con Forza nuova, tra la cripta dei camerati morti al Verano e la piazza dove nacquero i Nar a Monteverde.